Fosco Giannini

 

24 luglio alle ore 08:07 · 

 

TUTTE LE NOSTRE PAGINE PER LA MORTE DELL'OPERAIO LUCA CAPELLI

 

Corriere della Sera di domenica 24 luglio.

In prima, seconda e terza pagina grande ed enfatico spazio allo scontro interno al M5S e alla linea di Grillo volta a far passare la regola dei due mandati parlamentari e non più di questi. Sì: prima pagina occupata da tutto questo idiota populismo "grillino" per circa metà dello spazio e seconda e terza pagina occupate completamente dalle stesse dinamiche politiche interne al M5S e dalle loro assurde e contraddittorie demagogie, come fossero queste le questioni più importanti per i 60 milioni di italiani.

Quinta pagina tutta dedicata a Calenda per una questione che non fa dormire la notte i lavoratori e i disoccupati italiani: la speranza che la Gelmini e la Carfagna, uscite da FI, possano entrare in Azione, il partitino di Calenda. Sì, tutta la quinta pagina!

Sesta pagina occupata dal grande pensiero politico di Enrico Letta, che come un novello De Gasperi afferma: "Ora un grande centrosinistra che parta dall'esperienza Draghi".

Ottava pagina tutta dedicata al primo comizio di un Salvini sbarbato, che pur senza quella barba che lo faceva più cattivo lancia subito una cattivissima linea per la campagna elettorale: diamo addosso agli emigrati, di nuovo vero e primario pericolo per l'Italia. Più siamo razzisti e più voti prendiamo.

Pagina 9 tutta dedicata alla nobile discussione interna al centrodestra: chi deve fare il premier? Come si sa la Meloni dice che il premier deve uscire dal partito che prende più voti, mentre Berlusconi - come un rincoglionito ma furbetto machiavellino - afferma che il premier dovrà essere scelto dall'insieme dei gruppi parlamentari eletti di FdI, FI e Lega. Davvero un genio imbecille il mostruoso vecchietto di Arcore! (Usiamo l'aggettivo "imbecille" ricordando Machiavelli, che scriveva che il Principe deve essere sì furbo, senza tuttavia oltrepassare la misura, se no diventa un imbecille).

Pagina 11 tutta dedicata all'intenzione di Letizia Moratti di mettere in campo un altro - il decimo - partito di Centro, e questo sarebbe direttamente il partito dei petrolieri! Con tutti questi partiti di Centro può venire il dubbio che il Centro in verità non esista e che esso sia tutta destra liberista che vuole indossare un vestito un po' meno greve di quello grigio-nero della destra.

Pagina 13 tutta dedicata alla questione che attanaglia le famiglie italiane, di cui si discute nelle fabbriche e nelle università: quali sono i personaggi politici- da Bersani a Fassino, da Galliani alla Pinotti - che rischiano di non entare più, (dopo decenni di vita parlamentare e un vitalizio rigonfiato oltremisura dalle tante legislature), in Parlamento? Sì, tutta intera la pagina 13 per questa questione che tiene su l'universo.

Poi, con un violento scarto sociologico, politico ed etico che gela il sangue, appare una breve notizia a pagina 15, relegata, nascosta in uno spicchietto di fondo pagina e "detta" in 11, secche righe (un telegramma funerario): in una fabbrica di ingranaggi per camion, la "Dana Graziano" di Rivoli (Torino), un operaio muore per il caldo terribile che in questi giorni, come mai, trasforma le linee di produzione in un vero e proprio inferno acceso.

Il "Corsera", mentre si attarda in prima pagina sulle cazzate demagogiche di Grillo relative a quante volte un suo "grillino" puo' essere eletto (non importa chi, per cosa), si attarda nelle intere pagine interne sul fatto che Salvini si è tolto la barba, che - madonna! - Bersani forse non entrerà più in Parlamento, per la morte terribile dell'operaio della "Dana Graziano" pubblica solo un telegramma gelido, senza nemmeno uno straccio di commento, magari in tre righe (in fondo, morire di caldo per il profitto di un padrone è un orrore, e un orrore non fa notizia?).

Per sapere qualcosa di più di questo assassinio del capitale occorre andare a cercare la stampa della provincia di Torino. E allora sai che l'operaio si chiamava (il "Corsera" non da nemmeno il suo nome, è solo un operaio e un operaio può essere benissimo senza nome) Luca Capelli, aveva 61 anni, è svenuto in fabbrica per il caldo che in questi giorni ti stende in casa e figuriamoci in fabbrica e, svenendo, ha battuto la testa contro un macchinario ed è morto.
Morto.

Aveva 61 anni ed era ancora sulla linea di produzione dura, durissima, della fabbrica e, naturalmente, senza il vitalizio del povero Bersani, sì, quello delle "lenzuolate" iperliberiste che hanno regalato tante aziende pubbliche ai padroni e che, povero diavolo, forse non sarà più eletto.

Questa morte non è degna di occupare la prima pagina di un giornale? Quante cose ci sono in questa morte: la vita, e la morte, terribile della fabbrica; il fatto che un operaio deve continuare un lavoro massacrante oltre i 60 anni per la propria sopravvivenza e la sopravvivenza della propria famiglia; la mancanza in fabbrica, e cioè nel luogo di lavoro più maledetto che ci sia, delle minime condizioni di garanzia per gli operai. E' umano lavorare a 60 anni, con 40 gradi in fabbrica senza nemmeno l'aria condizionata? Costa troppo al padrone?

Molte questioni vi sono nella morte drammatica di Luca, ben più dense e appartenenti alla vita di un'intera classe, di un intero popolo, di quelle che solleva Grillo ("non più di due legislature", e poi il M5S da via il culo per ogni tipo di governo, con ogni tipo di alleato, per ogni tipo di politica, senza etica, senza principi) e ben più concrete e dolorose di quelle che vivrà Galliani senza più scranno parlamentare, ma sempre con i milioni di Berlsuconi in tasca.

La Fiom di Torino ieri ha tra l'altro affermato, in relazione alla morte di Luca Capelli: "Sono tanti i nostri delegati che stanno segnalando malori in fabbrica dovuti appunto al caldo intenso di queste settimane".

I lavoratori, i colleghi di Luca, hanno abbandonato la fabbrica e sono state dichiarate otto ore di sciopero con presidio ai cancelli dell'azienda.

Ecco, non c'è alternativa: i giornali borghesi non parleranno mai della vita, e della morte, degli operai. Finchè gli operai non faranno tremare di paura i padroni e i loro giornali. Solo la loro lotta, solo un nuovo e lungo ciclo di lotte operaie potrà rovesciare i rapporti di forza e riconsegnare "corpo sociale" alla classe, agli operai, quel corpo in produzione dal quale proviene "il tutto" (le merci per tutta la nostra vita, una vita più agiata per tutti, la ricchezza per tutti, specie per i padroni, meno che per loro, gli operai) ma che ora è un corpo invisibile.

La borghesia, nella sua brutalità, ci fa orrore. I padroni, i loro giornali, i loro partiti (che ora sono tutti i partiti) vanno cancellati dalla faccia della terra e dalla storia.
Noi questa meraviglia non la vedremo. Ma tutto arriverà. E' inevitabile.

Se avessimo un grande giornale come il "Corsera" oggi lo dedicheremmo tutto a Luca Capelli, alla sua vita, al suo lavoro in fabbrica, ai sogni della sua vita.

Apriamolo tutti noi, in Rete, sui siti, sulle nostre pagine facebook un grande giornale di massa per parlare di Luca Capelli e di tutti quei lavoratori - dalle fabbriche ai cantieri edili, dagli ospedali ai cantieri navali - che ogni giorno muoiono negli ingranaggi del profitto. Per far vivere, tra la classe, tra il nostro popolo, Luca, quell'operaio morto per le condizioni di merda in cui il capitale costringe gli operai, anche gli operai anziani, a faticare e che poi si dimentica persino dei loro nomi. Un nome che, proprio come i padroni, anch'essi hanno.
Attorno al tuo nome, caro Luca, ci stringiamo, attorno a te e ai tuoi cari.

Per noi, sei tu l'uomo che ha diritto alla prima pagina, alla seconda pagina, alla terza pagina del nostro giornale di popolo. Non i ciarlatani cantati dalla borghesia.

Sono questi che vanno cancellati, a cui va tolto il nome.

Che il tuo risuoni per sempre!

 

 

Fosco Giannini